PIANO REGIONALE DI CONTROLLO DELLA

LEISHMANIOSI CANINA NEL TERRITORIO

DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

1.Contesto: La Leishmaniosi Viscerale Zoonotica (LVZ), causata dal protozoo Leishmania infantum, è una

grave patologia riemergente in tutta l’area mediterranea. In Italia i casi notificati di malattia nell’uomo sono

andati aumentando nel corso dell’ultimo decennio fino anche a superare il numero di 200 nuovi casi ogni

anno. Va però rilevato che per molte Regioni i dati disponibili soffrono di evidente sottonotifica, mentre

presentano discreta attendibilità i dati relativi ad alcune Regioni dove sono stati attuati, anche per periodi

limitati, programmi appositi di sorveglianza attiva (Campania, Sicilia e Liguria).

Gran parte delle infezioni umane risulta a carico di individui immunocompetenti, sia bambini sia adulti. Ad esse

si aggiungono le co-infezioni HIV-Leishmania che, seppure diminuite in incidenza grazie alle terapie HAART,

costituiscono tuttora un grave problema sanitario per la difficile gestione dei pazienti altamente resistenti alle

terapie. Numerosi sono anche i casi riportati nei pazienti organo-trapiantati1.

Il cane infetto da L. infantum costituisce l’unico serbatoio domestico della LVZ. L’elevata suscettibilità al

parassita fa sì che il cane costituisca un eccellente indicatore della diffusione dell’infezione nel territorio.

Anche per la leishmaniosi canina si è assistito nell’ ultimo decennio ad un aumento di incidenza e diffusione

geografica. Dalle aree tradizionalmente endemiche rappresentate dai versanti tirrenico, ionico e dell’Adriatico

centromeridionale della penisola e dalle isole, l’infezione si è diffusa sul versante centro-settentrionale

adriatico della penisola e, a macchia di leopardo, in molte aree collinari prealpine e preappenniniche delle

Regioni del nord Italia (Emilia-Romagna compresa).

L’aumento di incidenza e diffusione delle patologie umana e canina sembrano tra loro correlati ed associati

alla diffusione, attualmente pressoché ubiquitaria, del principale vettore di L. infantum in Italia, Phlebotomus

perniciosus. A questa specie si associa, nelle aree del versante adriatico, un secondo vettore, P. perfiliewi,

che rappresenta una costante all’interno dei focolai emiliano-romagnoli di recente segnalazione. Non va inoltre

dimenticato quale potenziale vettore, P. neglectus, una specie segnalata fino ad alcuni anni fa in aree limitate

dell’Italia meridionale, ma reperito recentemente anche in alcuni focolai del nord Italia (Lombardia, Piemonte,

Veneto).

2. Obbiettivi del piano di controllo e definizioni:

2.1 Obbiettivi: Attraverso il piano di sorveglianza si vogliono ottenere i seguenti obiettivi:

a) mantenere aggiornata una mappa di rischio sulla diffusione della leishmaniosi nel territorio regionale, al fine

di fornire le opportune informazioni a medici e veterinari liberi professionisti sulla situazione epidemiologica

del territorio in cui operano, così da poter adottare le opportune misure di prevenzione e gli approfondimenti

diagnostici ritenuti necessari.

b) attivare una sorveglianza straordinaria specifica, coordinata conseguente alla segnalazione di casi umani

autoctoni, al fine di disporre di un quadro della situazione epidemiologica del territorio e di adottare misure di

tutela della salute pubblica per contenere il rischio di trasmissione.

c) mantenere il controllo sullo stato di salute dei cani catturati e di quelli introdotti e custoditi nelle strutture di

ricovero per cani di cui alla L. R. 27/2000, al fine di fornire adeguate garanzie sanitarie ai cani in adozione e,

nel caso, attuare adeguati interventi di contenimento e lotta alla diffusione dell’infezione all’interno del canile.

d) individuare eventuali cluster di infezione per adottare opportuni provvedimenti di sorveglianza attiva.

Condizione necessaria al raggiungimento di tali obbiettivi è che proseguano le attività correlate alla lotta al

randagismo e al miglioramento dell’anagrafe canina sulle quali il piano si basa.

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2.2 Definizioni:

caso sospetto di Leishmaniosi canina:

- soggetto clinicamente sano con un titolo IFI compreso tra 1:40 e 1:80. Deve essere ricontrollato dopo 6

mesi.

- soggetto clinicamente sano con positività alla PCR. Deve essere ricontrollato con tecnica sierologica (IFI).

soggetto infetto da Leishmaniosi canina:

- soggetto con un titolo IFI uguale o maggiore di 1:160, anche in assenza di evidenti segni clinici di

leishmaniosi

- soggetto che presenta uno o più segni clinici caratteristici di leishmaniosi con positività alla PCR o ad altra

metodica diagnostica diretta (esame microscopico e/o colturale)

struttura di ricovero per cani/canile:

strutture pubbliche o private dedicate al ricovero e alla custodia dei cani catturati o introdotti a seguito di

rinuncia di proprietà (L.R. 27/2000)

caso incidente di Leishmaniosi canina:

soggetto infetto da Leishmaniosi canina per il quale la diagnosi di infezione/malattia viene effettuata per la

prima volta

Caso autoctono di Leishmaniosi canina: il soggetto che si ritiene essersi infettato nel luogo di residenza

(Regione Emilia-Romagna)

Caso non autoctono di Leishmaniosi canina: il soggetto che si reputa essersi infettato in un’area diversa dall’

Emilia-Romagna.

3. Strutture coinvolte

Il piano di sorveglianza prevede il coinvolgimento di diverse figure con compiti definiti:

3.1 Medici Veterinari Liberi Professionisti e le Facoltà di Medicina Veterinaria

I medici veterinari collaborano al piano segnalando immediatamente casi di infezione da leishmaniosi in cani

di proprietà, come definiti al punto 2.2, al Servizio Veterinario della A.USL competente per territorio. Sono

inoltre responsabili della scelta delle misure profilattiche e terapeutiche più opportune e devono fornire al

proprietario dell’animale informazioni complete e congruenti agli scopi del Piano Regionale sulla malattia.

Anche il medico veterinario responsabile dell’assistenza veterinaria in una struttura di ricovero per cani

randagi pubblica, di associazioni animaliste o privata, deve dare immediata comunicazione al veterinario

ufficiale dell’A.USL competente in caso di infezione accertata, come definita al punto 2.2.

Ai fini dell’accertamento diagnostico di un sospetto clinico, il medico veterinario può avvalersi del protocollo

descritto al capitolo 1.

3.2. ADSPV delle A.USL

Il Servizio Veterinario dell’ A.USL è responsabile della esecuzione del piano ed ha i seguenti compiti:

• garantire l’esecuzione dei piani di controllo sierologico ed entomologico nelle strutture di ricovero per cani

definiti al capitolo 3,

• comunicare la presenza di casi di infezione in animali segnalati dai veterinari LL.PP. sul territorio o

direttamente accertati, al Servizio di igiene pubblica ai sensi dell’art. 5 del RPV,

• in presenza di casi umani attua le azioni di sorveglianza definiti al capitolo 2.

3.3 Servizi di igiene pubblica delle A.USL

Comunica ai sensi dell’art. 5 del RPV la presenza di un caso accertato di leishmaniosi umana sul territorio al

Servizio Veterinario competente, sulla base della correlazione emersa dalle indagini epidemiologiche.

3.4. Sezioni Diagnostiche Provinciali IZSLER

Le Sezioni Diagnostiche Provinciali dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia

Romagna (IZSLER) contribuiscono al sistema attraverso i loro laboratori:

• eseguono prove di laboratorio (sierologiche, entomologiche e di biologia molecolare) sui campioni conferiti

dai Servizi Veterinari delle A.USL nell’ambito del piano;

• eseguono prove sierologiche e di biologia molecolare sui campioni conferiti dai Servizi Veterinari delle A.USL

anche tramite i veterinari liberi professionisti relativi a cani di proprietà con sintomatologia compatibile con la

leishmaniosi canina;

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• forniscono consulenza ed assistenza ai Servizi Veterinari della A.USL nell’esecuzione delle indagini

epidemiologiche e nella interpretazione dei risultati delle prove di laboratorio;

• supportano, eventualmente con la collaborazione di enti esterni al servizio Sanitario Regionale, le attività di

campionamento entomologico delle A.USL;

• segnalano tempestivamente al Servizio Veterinario competente eventuali riscontri di positività rilevati su

campioni conferiti sulla base della procedura di cui al capitolo 1 da veterinari liberi professionisti.

3.5. Centro Epidemiologico Veterinario Regionale

Il Centro Emiliano Romagnolo di Epidemiologia Veterinaria (CEREV) funge da punto di raccolta ed

elaborazione delle informazioni relative alle attività svolte ed ai risultati ottenuti, svolgendo i seguenti compiti:

• raccogliere ed elaborare i dati provenienti dai Servizi Veterinari delle A.USL e dalle Sezioni Diagnostiche

Provinciali IZSLER;

• produrre rapporti periodici sulle attività svolte e sui risultati ottenuti e relazioni sull’andamento del piano di

sorveglianza;

• effettuare analisi del rischio sulla introduzione e/o presenza dell’agente eziologico, secondo metodologie

riconosciute a livello internazionale.

3.6 Servizio Veterinario Igiene degli Alimenti Regionale

Il Servizio Veterinario e Igiene degli Alimenti della Regione Emilia Romagna, infine, effettua la

programmazione delle attività dei Servizi Veterinari; definisce gli obiettivi e ne verifica il raggiungimento,

coordina le attività dei Servizi Veterinari.

4.Attività

la sorveglianza veterinaria si articola su tre distinti capitoli:

1. protocollo per la sorveglianza passiva sui cani di proprietà

2. piano di controllo a seguito di un caso umano autoctono

3. piano di sorveglianza sulla leishmaniosi canina nelle strutture di ricovero per cani catturati

5. Relazione sulla situazione epidemiologica regionale

Con cadenza annuale il Servizio Veterinario e Igiene degli Alimenti della Regione Emilia-Romagna, con il

supporto del CEREV e delle A. USL, aggiorna le mappe di rischio regionale, rendiconta le attività e i risultati

ottenuti.

Per dare massima visibilità alle informazioni raccolte le relazioni saranno inviate alle A.USL, ai medici

veterinari tramite ordini e associazioni culturali, alle facoltà di Medicina Veterinaria delle Università di Bologna

e Parma.

Le relazioni potranno essere pubblicizzate anche attraverso internet.

CAPITOLO 1

4

PROTOCOLLO PER LA SORVEGLIANZA

PASSIVA SUI CANI DI PROPRIETÀ

La sorveglianza passiva di casi di leishmaniosi canina in animali di proprietà è un elemento essenziale di

valutazione della situazione epidemiologica del territorio per la scelta e l’adozione di corrette misure di

prevenzione allo scopo di tutelare la salute dell’uomo e dei cani presenti sul territorio. Essa deve essere

pertanto inserita in un percorso concordato con gli Ordini dei Medici Veterinari, per garantire, pur

nell’autonomia degli obiettivi, una piena cooperazione e sinergia fra le strutture coinvolte.

Obiettivo: definire le modalità di collaborazione con i medici veterinari clinici (veterinari liberi professionisti,

ecc.) per la segnalazione dei casi di infezione da Leishmania infantum in cani di proprietà, come definiti al

punto 2.2 ( pag. 2 del piano).

Favorire e incentivare l’adozione di misure di prevenzione e protezione dell’infezione per i cani residenti.

Segnalazione del caso da parte del veterinario all’Azienda USL: I veterinari LL.PP. e i veterinari che

operano nelle Facoltà di Medicina Veterinaria di Bologna e di Parma segnalano immediatamente all’azienda

USL competente ogni caso accertato di leishmaniosi canina, come definito al punto 2.2, fornendo le

informazioni sul caso indicate all’allegato 1 del presente capitolo.

In caso di animali sospetti con sintomatologia compatibile alla leishmaniosi canina, il veterinario libero

professionista può richiedere indagini sierologiche di conferma presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale

competente, attraverso le Aziende USL. In tal caso il veterinario libero professionista conferisce direttamente o

tramite i servizi veterinari territoriali alla sezione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e

dell’Emilia Romagna il campione di siero o sangue senza anticoagulante accompagnato dalla scheda di

prelievo (allegato 4, capitolo 1) debitamente compilata. L’IZSLER inoltrerà gli esiti all’azienda USL competente

per territorio e al veterinario libero professionista che ha effettuato il prelievo. Le analisi sono a carico del SSR

e gratuite per il proprietario.

Comunicazioni del Servizio Veterinario:

La Leishmaniosi canina, come malattia trasmessa da insetti vettori, ha una epidemiologia peculiare, risultato di

una complessa interazione fra ambiente, artropodi vettori ed ospiti vertebrati. E’ pertanto fondamentale

mettere a disposizione le informazioni riguardanti le diverse attività di sorveglianza (sorveglianza

entomologica, sorveglianza passiva sui cani di proprietà, sorveglianza attiva sui cani ospitati nei canili,

sorveglianza sui casi umani) per poter meglio comprendere il significato epidemiologico delle positività rilevate

e valutare la potenziale circolazione del parassita nel territorio. In tale contesto l’ADSPV comunica eventuali

casi di cani infetti accertati direttamente o segnalati da veterinari LL.PP. al Servizio di Igiene Pubblica e al

CEREV.

Strategia di controllo della leishmaniosi canina in cani di proprietà:

Strumenti di prevenzione e controllo della leishmaniosi canina

La lotta alla diffusione della leishmaniosi canina nel territorio ai fine della tutela della salute umana e alla

protezione degli altri cani presenti prende in considerazione misure da attuarsi sul serbatoio, ossia

principalmente il cane, e sul flebotomo, quale vettore responsabile della trasmissione.

Interventi sul vettore:

In considerazione delle caratteristiche ecologiche del vettore non è possibile attuare interventi antivettoriali

sull’ambiente, che risultano di difficile applicazione, scarsamente efficaci e di notevole impatto ambientale.

La strategia più efficace è pertanto quella di non permettere al flebotomo di alimentarsi sul cane utilizzando

misure antivettoriali specifiche applicate sull’animale, accanto ad una corretta gestione dell’ambiente in modo

CAPITOLO 1

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da evitare, per quanto possibile, siti di riposo e riproduzione (materiale accatastato, muri sgretolati, cumuli di

foglie).

Interventi sul cane, quale serbatoio dell’infezione.

La lotta al randagismo realizzata da tempo sul territorio della Regione Emilia Romagna, mediante la cattura

dei cani vaganti e il loro ricovero in strutture poste sotto il controllo veterinario, è sicuramente un importante

elemento per il controllo delle zoonosi.

Il controllo della diffusione della leishmaniosi canina in un territorio non si può però attuare soltanto con

l’individuazione dei soggetti infetti, in quanto i lunghi tempi di sieroconversione dopo l’infezione (molti animali

sieroconvertono dopo mesi o anni dalla puntura del flebotomo infetto) rendono limitativo lo strumento del

monitoraggio sierologico nella popolazione dei cani di proprietà se utilizzato solo ai fini del controllo

dell’infezione e non come studio epidemiologico per individuare cluster di soggetti positivi.

Anche la sorveglianza passiva è un importante indicatore di una possibile presenza di circolazione

dell’infezione, non unico elemento di controllo della sua diffusione, vista l’alta percentuale di animali infetti che

rimangono asintomatici in aree endemiche.

Occorre pertanto utilizzare i risultati pervenuti dalla sorveglianza passiva e da eventuali attività di monitoraggio

su cani di proprietà attuati in zone specifiche per condurre campagne di informazione rivolte alla popolazione e

interventi di sensibilizzazione dei veterinari liberi professionisti per la corretta gestione dei cani risultati infetti e

la efficace prevenzione dell’infezione in cani detenuti in aree a rischio.

Pertanto la prevenzione e il controllo della diffusione della leishmaniosi canina deve attuarsi prioritariamente

attraverso gli strumenti di:

Prescrizioni al proprietario degli animali

In caso di infezione da Leishmania infantum segnalata all’Azienda USL da un veterinario L.P. o accertata

direttamente a seguito di eventuali monitoraggi attivati , il Servizio Veterinario dell’ A.USL interessata

trasmette formalmente o tramite il veterinario libero professionista al proprietario del cane le prescrizioni

riportate nell’allegato 2 del presente capitolo.

Corretta informazione ai proprietari di cani:

attraverso Incontri/contatti con il veterinari liberi professionisti per sensibilizzare sulla segnalazione dei casi e

per coinvolgerli nella informazione al proprietario di cani ai fini della prevenzione ( misure antivettoriali per la

protezione dai flebotomi e trattamenti farmacologici) e campagne di informazione rivolte alla cittadinanza

mediante la divulgazione di materiale informativo.

Valutazione della situazione epidemiologica locale :

la segnalazione di casi di infezione in cani di proprietà viene registrata dal CEREV sulla mappa di rischio

regionale, tenendo in considerazione eventuali informazioni sull’origine autoctona dell’infezione quando

disponibile dall’anamnesi del caso fornita dal veterinario libero professionista.

Quando la distribuzione dei casi può essere interpretata come significativa di circolazione dell’infezione,

eventualmente completata da informazioni sulla sorveglianza entomologica, il CEREV informa l’Azienda USL

e la Regione Emilia-Romagna, per l’adozione degli strumenti di prevenzione e controllo sopra riportati.

 

Testo completo ordinanza.